Il paratormone rappresenta l’ormone chiave che sovrintende al metabolismo del calcio all’interno dell’organismo, essendo in grado di indurre direttamente il riassorbimento dello ione a livello renale, indirettamente (attraverso la vitamina D) l’assorbimento intestinale del calcio contenuto negli alimenti e, ancora in maniera diretta, la mobilizzazione delle riserve ossee. Si tratta perciò di un ormone ad azione ipercalcemizzante.

Il paratormone (PTH) endogeno è un ormone peptidico costituito da 84 amminoacidi. Viene secreto dalle ghiandole paratiroidi secondo un ritmo circadiano al quale va aggiunta una secrezione di tipo pulsatile (6-7 episodi l’ora) che copre indicativamente un quarto del rilascio totale. Complessivamente, l’ormone viene rilasciato in maniera continua, tenendo però presente che l’elemento regolatore del feedback non è la concentrazione dell’ormone, bensì il parametro da questo regolato, ovvero la calcemia stessa che, innalzandosi, blocca il rilascio di PTH.

Un dosaggio cronicamente elevato di paratormone andrebbe comunque a depauperare le riserve ossee di calcio: in questo senso, non se ne ravvederebbero le basi per un utilizzo clinico. Il razionale farmacologico si basa su osservazioni cliniche che hanno dimostrato come un’andamento intermittente della concentrazione della molecola – compatibile quindi con una somministrazione farmacologica – vada a favorire il metabolismo osteoblastico più che quello osteoclastico (che comunque si attiva). In altre parole, viene avvantaggiata la deposizione di matrice, favorendo un incremento netto della densità minerale ossea (BMD). Il fenomeno viene detto finestra anabolica ed è maggiormente evidente nel corso dei primi 12 mesi di trattamento.

Teriparatide: Posologia e razionale

L’indicazione terapeutica è pertanto rappresentata dall’osteoporosi nelle donne in età post-menopausale e negli uomini soggetti ad alto rischio di frattura. Si pensi all’osteoporosi susseguente a prolungata terapia corticosteroidea

La molecola farmacologica, chiamata teriparatide, consiste in un polipeptide sintetico, ricombinante, dell’ormone endogeno. Essendo stato scoperto che, degli 84 amminoacidi che, come detto, compongono il PTH, solo il frammento 1-34, cioè la porzione N-terminale è responsabile dell’attività biologica, il teriparatide riprende solo tale parte.

Il teriparatide è commercializzato, come forma più diffusa, con  un dosaggio pari a 20 μg, somministrato quotidianamente, sotto forma di penna a uso sottocutaneo. In questo caso, l’emivita è di circa 1 ora.

Rispetto ai bifosfonati, il teriparatide mostra un’efficacia superiore nell’incremento dei valori di BMD sull’osso trabecolare. In più, induce miglioramenti nella geometria dell’osso corticale. Complessivamente, la riduzione del rischio fratturativo, dopo 21 mesi di trattamento, si attesta sul 65% per quanto riguarda le vertebre e sul 53% nelle altre sedi.

Le complicanze sono tendenzialmente lievi: nausea, crampi agli arti inferiori, ipercalcemia asintomatica.

D’altra parte, il trattamento è svantaggioso dal punto di vista economico e, soprattutto, non può essere proseguito per più di 2 anni consecutivi, né ripetuto nel corso della vita. A fine trattamento, è inoltre indispensabile impostare una terapia antiriassorbitiva. Queste indicazioni inducono a selezionare con cautela i pazienti da sottoporre alla terapia.

Riferimenti bibliogafici relativi a Teriparatide

https://www.siommms.it/wp-content/uploads/2015/11/Linee-guida-OP_2015.pdf

https://www.mayoclinic.org/drugs-supplements/teriparatide-subcutaneous-route/description/drg-20066280