Le fratture da fragilità legate alla patologia osteoporotica rappresentano una delle problematiche di maggiore impatto sociale nella fascia di popolazione anziana, soprattutto nel sesso femminile. Negli ultimi anni si è acquisita una forte consapevolezza in senso preventivo di tali complicanze. L’esame diagnostico principale consiste nella quantificazione della massa ossea come bone mineral density (BMD) tramite l’esame MOC-DXA. La BMD può essere poi integrata con la valutazione di fattori di rischio parzialmente o totalmente indipendenti dalla densità ossea, alcuni dei quali sono stati considerati in maniera approfondita da un precedente articolo presente su queste stesse pagine. Al fine di compiere tali studi sono stati messi a punto diversi algoritmi, la cui logica consiste nel fornire una buona indicazione utilizzando una serie di dati di facile reperibilità.

Come soppesare il rischio di frattura nei prossimi 10 anni

L’obiettivo di una valutazione di questo tipo consiste nella definizione del rischio di frattura da fragilità a cui il paziente è esposto a medio termine, ovvero nei successivi 10 anni. Tale periodo non è casuale, ma è accettato da Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS/WHO) e International Osteoporosis Foundation (IOF) perché compatibile con la durata del trattamento e dei relativi benefici susseguenti alla sospensione dello stesso. L’algoritmo probabilmente più utilizzato in ambito clinico e di ricerca è il Fracture risk assessment tool (FRAX®) – disponibile online alla pagina https://www.sheffield.ac.uk/FRAX/ – il quale, secondo alcuni autori presenta alcuni limiti: la possibilità di non includere la BMD e alcune commorbidità importanti e variabili dicotomiche come “pregressa frattura”.

L’algoritmo Derived Fracture Risk Assessment (DeFRA©) – disponibile online alla pagina https://defra-osteoporosi.it – è stato messo a punto su dati riguardanti la popolazione italiana, analogamente a quanto fatto in Gran Bretagna con il Q-fracture e risulta dunque particolarmente utile all’applicazione dei criteri farmacologici forniti dall’AIFA. Ha poi l’ulteriore vantaggio di porre rimedio ad alcune delle criticità sopracitate, ad esempio qualificando le fratture per numero e sede e anche includendo più farmaci osteopenizzanti e comorbilità, BMD vertebrale e non solo femorale. Tale algoritmo è supportato dalla Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro (SIOMMMS), nelle cui linee guida viene a essere incluso.

In ultima analisi, si consideri un altro algoritmo italiano, il FRA-HS, basato sugli indicatori del database Health Search, interamente formato da popolazione italiana afferente agli studi dei medici di medicina generale. L’obiettivo è, anche in questo caso, di incrementare accuratezza e affidabilità operativa, nell’intento di rendere la valutazione del rischio di frattura routinaria al pari delle carte del rischio cardiovascolare.

Letteratura di approfondimento sul rischio di frattura

https://www.siommms.it/wp-content/uploads/2015/11/Linee-guida-OP_2015.pdf

https://www.sheffield.ac.uk/FRAX/

https://defra-osteoporosi.it/

https://www.simg.it/sicilia/frahs-il-nuovo-score-per-la-valutazione-del-rischio-di-frattura-osteoporotica/