Oggigiorno la nutrizione ha un ruolo cruciale sia nella prevenzione dell’osteoporosi sia nella gestione della patologia nel soggetto anziano, purché questa scienza venga applicata tenendo in considerazione l’interno contesto nel quale si muove il paziente in cura (parametri biologici, vita quotidiana e dieta seguita).

Ne hanno discusso con un intervento ad hoc Hellas Cena, specialista in Scienza dell’Alimentazione, insieme a Valentina Braschi, medico specializzando in Scienza dell’Alimentazione, in occasione del primo congresso di BoneHealth tenutosi lo scorso 6 marzo, dedicato all’approccio integrato per il trattamento delle malattie dello scheletro.

Un nuovo interessante approccio: la nutrizione di precisione

La metabolomica, come spiegato da Cena, ci insegna che esistono non solo differenze interindividuali ma anche intra-individuali che, in certi casi, possono essere anche molto marcate. Si è assistito quindi alla nascita di una nutrizione di precisione, similmente a quanto avviene già nella medicina tradizionale con la medicina di precisione, e che va applicata qualora si presenti un paziente affetto da osteoporosi (sia essa di tipo post-menopausa o senile).

La prevenzione delle condizioni che portano all’insorgenza dell’osteoporosi comincia dunque fin da giovani, tramite un’alimentazione personalizzata che considera i vari fattori di rischio, quali il fumo, l’abuso di alcol e altre abitudini di vita (ad esempio, la possibilità di esporsi alla luce solare e simili).

Valutazione antropometrica e storia ponderale: l’incipit di ogni trattamento terapeutico

Il peso è solo un numero, che va contestualizzato – Valentina Braschi

Una valutazione iniziale accurata della composizione corporea è fondamentale per individuare variazioni nella massa grassa e in quella magra del soggetto con osteoporosi. Nell’arco della vita una variazione considerevole di questi parametri può intaccare la salute delle ossa, come nel caso dell’obesità osteosarcopenica, dove l’aumento del peso e della massa grassa può mascherare una fragilità ossea molto pericolosa per i soggetti anziani.

Come affermato anche da Braschi, una valutazione ponderale è molto importante, ma va inquadrata in un contesto più ampio. Prendere in considerazione le fluttuazioni ponderali del paziente potrebbe ricostruirne la sua storia nutrizionale, aiutando a identificare una precedente dieta seguita in autonomia che potrebbe aver peggiorato in qualche modo lo stato di salute attuale.

Oltre a questo, anche una storia clinica che vede il ricovero ospedaliero del paziente potrebbe influire sulla sua costituzione del paziente. È stato visto come pazienti anziani, allettati per diversi giorni in ospedale, possano perdere dall’1 al 3% di massa magra al giorno.

Siamo l’uomo di Leonardo da Vinci

Anche l’altezza può segnalare un cambiamento nella massa ossea, quando inserita nel giusto contesto. Se rapportata all’ampiezza delle braccia aperte (Arm Span), proprio come nell’uomo ritratto da Leonardo da Vinci, essa può diventare un utile campanello di allarme per una eventuale perdita di altezza dovuta ad un cedimento vertebrale.

La distribuzione adiposa ricopre ovviamente un ruolo importate, in quanto permette la valutazione di un possibile rischio cardiovascolare nel soggetto esaminato.

Alimentazione e integrazioni: come e quando vanno prescritte

In caso di pazienti affetti da osteoporosi, l’assunzione di calcio è di fondamentale importanza. L’assorbimento del calcio, infatti, diminuisce con l’età e va integrata con latte e derivati (anche parzialmente scremati). Questa integrazione non è valida però solo per questo tipo di pazienti, ma è da prendere in considerazione anche per altre categorie di soggetti, come ad esempio:

  • Ridotto consumo di latte e derivati e/o intolleranza a lattosio
  • Dieta vegana
  • Eccessiva assunzione di sodio, che favorisce l’escrezione di calcio
  • Terapia con corticosteroidi da lungo tempo
  • Patologie che comportano malassorbimento intestinale
  • Chirurgia bariatrica

Anche la vitamina D ha un ruolo importante nella prevenzione e nella gestione dell’osteoporosi, sebbene solo il 20% del fabbisogno quotidiano derivi dall’alimentazione. La parte rimanente viene sintetizzata in maniera endogena a livello cutaneo grazie ai raggi UVB, evidenziando ancora una volta come siano fondamentali in questo contesto anche le abitudini di vita.

Non è comunque da escludere la possibilità di prevedere l’assunzione di integratori di questa vitamina, prendendo sempre in considerazione le condizioni iniziali del paziente e sottoponendolo prima ad un ciclo definito “di carico” (50000 UI/settimana per 2 mesi) per poi continuare con un dosaggio minore allo scopo di mantenimento (stessa concentrazione ma ogni 15 giorni).

Abitudini di vita quotidiana come veri e propri trattamenti terapeutici

Come accennato prima, non sono da sottovalutare il ruolo che ricoprono l’attività fisica e le abitudini di vita quotidiane. L’assunzione di alcol e caffè in quantità eccessive può compromettere, rispettivamente, l’assorbimento del calcio e aumentare la sua escrezione tramite le urine. È stato invece dimostrato in numerose pubblicazioni che la nicotina contenuta nelle sigarette può anticipare la menopausa anche di 2 anni, portando con sé anche tutte le conseguenze ormonali tipiche di questa fase della vita che impattano fortemente sullo stato di salute delle ossa.

Sempre riguardo alle abitudini di vita, nei pazienti anziani affetti da osteoporosi può essere di aiuto un’attività fisica finalizzata al miglioramento della condizione clinica e supervisionata da specialisti. In queste circostanze, infatti, viene raccomandata un’attività fisica settimanale moderata di 150-300 minuti accompagnata da sessioni di stretching e/o tonificazione muscolare.

Diversi studi hanno infatti evidenziato come un’attività fisica esercitata in queste condizioni permetta di ottenere un miglioramento della densità ossea e della mobilità funzionale negli anziani con una diminuzione delle cadute dal 25% al 50%.

Fonte

Congresso BoneHealth 6 marzo 2021