La malattia di Paget o osteite deformante è un disordine cronico non infiammatorio del metabolismo osseo.

I dati epidemiologici la indicavano come la seconda patologia malattia metabolica dell’osso per frequenza, dopo l’osteoporosi, con una prevalenza attestabile al 3.9% nelle donne e al 6.2% negli uomini (con picchi del 5-8%) sopra i 55 anni. Negli ultimi 25 anni si è assistito a un diffuso decremento della prevalenza: il dato precedentemente citato può essere verosimilmente portato più recentemente all’1.6% e al 2.5%, rispettivamente. Questo andamento sarebbe, secondo alcuni autori, generalmente connesso con il miglioramento del compenso nutrizionale, la minore esposizione alle infezioni e anche all’adozione di uno stile di vita più sedentario.

Si tratta, come anticipato, una patologia della vecchiaia, colpisce maggiormente il sesso maschile e interessa maggiormente la popolazione caucasica europea, meno frequentemente quella africana ed è rara in quella asiatica.

Malattia di Paget:cosa la distingue dalle altre patologie

Si parla per la precisione di malattia ossea (Paget disease of bone) per distinzione rispetto a una forma clinica di carcinoma duttale infiltrante della mammella, a manifestazione subdola e rischio sistematicamente elevato, che porta la stessa eponinimia (Paget’s disease of the breast).

Dal punto di vista clinico, la maggior parte dei pazienti sono asintomatici; alcuni manifestano però complicanze quali dolore osseo (o anche formicolio o intorpidimento) soprattutto agli arti, osteoartrite, fratturedeformità ossee, o ancora sindromi compressive nervose e deficit uditivo spesso monolaterale. Il quadro varia a seconda delle zone somatiche interessate: arti, colonna vertebrale, pelvi, cranio.

Gli esami di laboratorio rilevano generalmente elevati livelli di fosfatasi alcalina indicativa dell’elevata attività metabolica

Il segno radiografico tipico della patologia è detto “filo d’erba” o “fiamma di candela”. Alla semplice radiografia possono essere anche visualizzate aree osteolitiche circoscritte nel cranio, aree di osteolisi frammista a osteosclerosi, fratture dei corpi vertebrali.

La scoperta incidentale di anomalie radiografiche e aumentati livelli di fosfatasi alcalina sono anche le motivazioni principali che portano alla diagnosi di malattia nel paziente asintomatico.

La scintigrafia ossea total body rappresenta l’esame maggiormente sensibile per la diagnosi di malattia di Paget. La ripetizione di esami radiografici non è necessaria a meno di progressione dei sintomi o insorgenza di nuovi.

Eziopatogenesi del morbo di Paget

L’eziopatogenesi della patologia è ancora oggi in corso di studio, dopo essere stata del tutto oscura per decenni.

Le prime scoperte di laboratorio – ovvero il reperimento di inclusi virali intranucleari o intracitoplasmatici – hanno fatto pensare all’esito di infezioni virale cronicizzate a livello di osteoblasti e loro precursori, in grado di portare nel giro di anni alla manifestazione clinica. Si ricordi come gli osteoclasti rappresentino una particolarità all’interno del tessuto, in quanto derivano dalla linea mieloide (non da quella mesenchimale): sembra che sia proprio nel corso della maturazione che possano inserirsi delle alterazioni.

Diverse evidenze supportano anche una base di tipo genetico, dato che la patologia comporta una familiarità che raggiunge il 40%, con una trasmissibilità di tipo autosomico dominante. I due più importanti pattern genetici individuati sono quelli della malattia di Paget giovanile e di quella familiare a insorgenza precoce, legate rispettivamente a mutazioni a carico dei geni TNFRSF11B e A, codificanti per l’osteoprotegerina l’uno, per il recettore RANK l’altro.

La teoria attuale prevede pertanto la compenetrazione tra fattori ambientali e genetici, a portare alla maturazione di un vero e proprio clone di osteoclasto pagetico.

In linea di massima, il trattamento viene indicato in presenza di sintomi. Laddove siano i dati laboratoriali e radiografici a indicare una progressione di patologia, può essere indicato instaurare un regime terapeutico a fini preventivi.

La calcitonina rappresenta la prima molecola impiegata nel trattamento della patologia: oggigiorno, il suo utilizzo è limitato ai quei pazienti in cui sia controindicato l’uso dei bifosfonati, i quali costituiscono pertanto i farmaci di scelta attuali.

Riferimenti bibliografici a proposito del morbo di Paget

https://www.mayoclinic.org/diseases-conditions/pagets-disease-of-bone/symptoms-causes/syc-20350811

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5266784/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29752905

https://www-scopus-com.pros.lib.unimi.it:2050/record/display.uri?eid=2-s2.0-85052948869&origin=resultslist&sort=plf-f&src=s&st1=Paget%27s+disease+of+bone%3a+Epidemiology%2c+pathogenesis+and+pharmacotherapy&st2=&sid=818a5a3b3c48ea6f05db6a5705dba25b&sot=b&sdt=b&sl=86&s=TITLE-ABS-KEY%28Paget%27s+disease+of+bone%3a+Epidemiology%2c+pathogenesis+and+pharmacotherapy%29&relpos=0&citeCnt=0&searchTerm=https://www.researchgate.net/publication/262775222_Paget’s_disease_of_bone_Epidemiology_pathogenesis_and_pharmacotherapy