Hansaem Park e Clara Yongjoo Park hanno recentemente pubblicato uno studio in cui hanno analizzato il rischio di sviluppare osteoartrosi in relazione al livello sierico di vitamina D e alla densità minerale ossea (BMD). A questo scopo hanno attinto a dati trasversali di una banca dati statunitense, la NHANES (National Health and Nutrition Examination Survey).

I ricercatori hanno classificato la salute ossea della popolazione studiata in base al T-score, la densitometria ossea. Il rischio di osteoartrite è stato valutato tramite regressione logistica. Dai risultati è emerso che il rischio di osteoartrite non era correlato alla BMD, mentre risultava più basso negli uomini con livelli insufficienti di vitamina D nel sangue. Non sono state riscontrate correlazioni tra il livello di vitamina D sierica e osteoartrosi nelle donne. Questi risultati, parzialmente in contrasto con studi precedenti, aprono interessanti interrogativi.

Osteoartrosi e vitamina D

La vitamina D3 (colecalciferolo o calcitriolo, nella sua forma biologicamente attiva) tra le sue azioni fisiologiche include la regolazione del metabolismo osseo. Per questo diversi studi, come quello di Felson e colleghi del 2007, hanno indagato l’associazione tra la sua carenza e l’insorgenza dell’osteoartrosi, un disturbo che consiste nella perdita di cartilagine e di osso sottostante (l’osso subcondrale). I risultati sono stati contrastanti.

Hansaem e Clara Y. Park hanno analizzato i dati del NHAMES raccolti sugli ultraquarantenni tra il 2007 e il 2010. Il campione includeva 2934 persone. Hanno considerato il livello sierico della forma attiva di vitamina D, il calcitriolo (25-idrossivitamina D o 25-OH-D3), dividendo la popolazione studiata in:

  • livello di 25-OH-D3 inferiore a 20 ng/mL, che mostra un’insufficienza;
  • livello di 25-OH-D3 uguale o superiore a 20 ng/mL.

I partecipanti della prima categoria risultavano avere un rischio più basso del 37% di osteoartrosi (con un intervallo di confidenza del 95%). Stratificando secondo il sesso, il rischio relativo (odds ratio) per gli uomini era 0,35, mentre per le donne non vi erano correlazioni statisticamente significative. Da questo studio, il rischio di sviluppare osteoartrosi risulta minore per gli uomini con carenza di calcitriolo. Il risultato, in contrasto con studi precedenti, mostra che potrebbe non esservi un legame tra l’assunzione di vitamina D e l’insorgenza di osteoartrosi.

Osteoartrosi e densità minerale ossea

Per indagare la possibilità che la BMD possa essere usata come predittore dell’insorgenza di osteoartrosi, gli studiosi hanno analizzato i dati di 5949 statunitensi raccolti dal NHANES tra il 2005 e il 2010 e tra il 2010 e il 2013. Hanno suddiviso la popolazione studiata per terzile di BMD e per mezzo del T-score, in base al quale li hanno distinti in tre categorie:

  • stato normale (T-score superiore a -1);
  • osteopenia (T-score compreso fra -1 e -2,5);
  • osteoporosi (T-score inferiore a -2,5).

Il rischio di osteoartrite non è risultato diverso a seconda del metodo di valutazione usato (terzile o T-score). In entrambi i casi la densità minerale ossea non è risultata correlata al rischio di osteoartrosi tra gli adulti statunitensi indagati. Anche questo risultato è in contrasto con studi precedenti, dai quali risulta che una BMD più alta sarebbe associata a una maggiore insorgenza di osteoartrosi.

 

Fonti

Park H, Park CY. Risk of Osteoarthritis is Positively Associated with Vitamin D Status, but Not Bone Mineral Density, in Older Adults in the United States. J Am Coll Nutr. 2021 May 25:1-9. doi: 10.1080/07315724.2020.1787907. Epub ahead of print. PMID: 34032559.

Hardcastle, S. A., Dieppe, P., Gregson, C. L., Davey Smith, G., & Tobias, J. H. (2015). Osteoarthritis and bone mineral density: are strong bones bad for joints?. BoneKEy reports, 4, 624. https://doi.org/10.1038/bonekey.2014.119