Tra le complicazioni che possono insorgere nel trattamento farmacologico dell’osteoporosi, lo sviluppo dell’osteonecrosi dei mascellari collegata all’uso dei bisfosfonati (biphosphonate related osteonecrosis of the jaw, BRONJ) è sicuramente l’eventualità più difficile da gestire.

L’intervento di Francesco Grecchi, responsabile dell’UO di Chirurgia Maxillofacciale dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano, durante il convegno di BoneHealth ha permesso non solo di comprendere meglio la gravità della patologia ma anche di analizzarne le prospettive terapeutiche future, in un’ottica multidisciplinare.

Una malattia più “vecchia” di quanto si creda

“Se pensate di aver scoperto una nuova malattia, probabilmente non avete studiato abbastanza approfonditamente la letteratura” – Francesco Grecchi, citando Robert Marx

La BRONJ è definita una patologia emergente che è caratterizzata dall’esposizione ossea per più di 8 settimane dovuta all’instaurarsi di determinate condizioni quali, appunto, l’assunzione di bisfosfonati orali o farmaci contro il riassorbimento osseo.

In realtà, le prime diagnosi di questa malattia si trovano nei documenti medici del 1899, dove è riportato che i minatori di fosforo e gli operai delle fabbriche di fiammiferi (dove veniva manipolato il fosforo per la loro produzione) presentavano lesioni piuttosto marcate proprio nei mascellari.

Andando più indietro nel tempo è possibile riscontrare una primissima diagnosi di osteonecrosi già nel 1845. In quest’anno, infatti, ritroviamo la documentazione relativa ad un caso di osteoperiostite dovuta alla presenza di fosforo, la cui descrizione trova molti punti in comune con quella che oggi viene comunemente definita BRONJ.

Le radici della malattia e la sua diagnosi

La localizzazione dell’osteonecrosi nei mascellari presenta una motivazione biologica poiché in questa regione, molto più che in altre parti dell’organismo, è in atto un forte turnover del tessuto osseo. Inoltre, sono presenti delle popolazioni batteriche, come ad esempio gli actinomiceti, che con la loro attività portano al peggioramento delle condizioni dell’osso. A peggiorare il quadro clinico subentra anche la perdita di densità ossea che caratterizza i pazienti affetti da osteoporosi.

La patologia presenta 4 stadi di progressione (dallo stadio 0 al 3) e nelle fasi finali è caratterizzata da osteomielite con la presenza di complicanze quali sequestri ossei, fratture dei mascellari e fistole.

La diagnosi avviene principalmente mediante risonanza magnetica, TC senza mezzo di contrasto e scintigrafia. L’esame di laboratorio da prendere come riferimento per la valutazione del rischio per il paziente in cura con bisfosfonati è la rilevazione delle quantità del telopeptide C-terminale cross-link.

La prevenzione e l’approccio conservativo come strumenti terapeutici definitivi

L’applicazione di questi criteri diagnostici risulta essere fondamentale per poter procedere con la successiva fase terapeutica, che molto spesso è tipo conservativo. Infatti, se diagnosticata in tempo, la BRONJ è una patologia che può essere tenuta sotto controllo grazie alla somministrazione di antibiotici, ozonoterapia locale, trattamenti laser mirati e strumentazione piezoelettrica.

Solo nel caso di osteonecrosi avanzata è necessario ricorrere alla chirurgia. Tuttavia, anche questa pratica non è spesso risolutiva (specialmente nei casi di pazienti in stadio 3) e costringe inoltre un soggetto fragile, come il paziente con osteoporosi, a sottoporsi ad interventi invasivi e non privi di rischi.

È quindi necessario, conclude Grecchi, agire d’anticipo e puntare sulla prevenzione tramite un percorso terapeutico che prediliga un approccio conservativo. In questo modo, diventa possibile impedire la rapida progressione della patologia e rendere più semplice l’ottenimento di risultati soddisfacenti.

Fonte: Convegno BoneHealth 6 marzo 2021