In uno scenario dove le fratture osteoporotiche gravano fortemente sulla qualità della vita del paziente e sul sistema sanitario nazionale, la necessità della loro corretta diagnosi ha portato alla creazione di una figura intermediaria specifica (denominata Fracture Liaison Service, FLS).

Alessandro Rossini, dirigente medico dell’Unità Operativa di Endocrinologia e Diabetologia ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo, ha approfondito questo tema, illustrando ai partecipanti del convegno BoneHealth tenutosi il 6 marzo scorso come il progetto “Capture the Fracture” aiuti a riempire il gap che intercorre tra la diagnosi della frattura osteoporotica e il trattamento farmacologico.

Il peso del rischio di fratture osteoporotiche nei pazienti affetti

Il carico delle fratture vertebrali è immenso – Alessandro Rossini

Alcune recenti pubblicazioni mostrano come il rischio relativo di mortalità nei pazienti che hanno subito una frattura del femore o vertebrale risulti essere aumentato di ben 9 volte rispetto alla norma. Contestualmente, anche la qualità della vita si riduce di molto, seguendo un andamento direttamente proporzionale all’età di incidenza.

È importante far notare inoltre che il rischio di una nuova frattura (che spesso si verifica nello stesso sito di quella precedente) aumenta nel corso del primo anno dall’evento ma successivamente diminuisce di molto, allineandosi a quello della popolazione generale.

Il progetto “Capture the Fracture”

Dati alla mano, è evidente come su una quota di fratture diagnosticate tramite metodica DXA, solo una minima parte riceve un trattamento farmacologico corretto prima che si verifichi la frattura.

Inoltre, nonostante ci sia stata una forte campagna di sensibilizzazione nei confronti di questa problematica, la maggior parte dei pazienti, spesso non riceve alcun tipo di terapia farmacologica che consenta di gestire adeguatamente l’evento fratturativo.

Anche se c’è una generica attività di sensibilizzazione nei confronti delle fratture, se non c’è un intervento specifico i risultati non si ottengono – Alessandro Rossini

Il progetto Capture the Fracture, come afferma Rossini, permette di avere a disposizione un indicatore che valuta l’operato della macchina organizzativa sanitaria nei confronti di questa tipologia di pazienti. Nello specifico, l’obiettivo è quello di raggiungere un indice pari o superiore all’80%, il quale ci permette di affermare che la frattura è stata diagnosticata adeguatamente e che viene trattata in modo mirato dal personale sanitario.

In questo contesto, un ruolo importante è svolto non solo dal chirurgo ortopedico ma anche dal medico di medicina generale e il radiologo. Il ruolo del radiologo nel quadro della patologia risulta essere fondamentale, in quanto di frequente la frattura è completamente asintomatica e solo un attento esame radiologico riesce a individuarla.

Un’alleanza vincente

Il rapporto tra il FLS e il radiologo ricopre quindi una funzione indispensabile. Esso si basa sulla capacità del radiologo di andare ad indagare tramite radiografia toracica-lombare la presenza di eventuali fratture vertebrali e contente di fornire al FLS anche informazioni importati sulla quantità e sulla loro posizione.

Nel quadro generale del progetto, il ruolo del clinico consiste nella ricerca attiva di una frattura vertebrale in una determinate categorie di pazienti. Ci sono infatti alcuni parametri che suggeriscono al clinico la necessità di un’attenzione maggiore nei confronti del paziente, tra questi ricordiamo:

  • L’altezza del paziente: Quando questa diminuisce di almeno 4 cm è possibile che ci si trovi in presenza di una frattura vertebrale (anche asintomatica).
  • La terapia con corticosteroidi: Questa circostanza è da tenere sotto osservazione, in quanto aumenta il rischio di frattura rispetto alla norma.
  • Storia pregressa di fratture: Il paziente che ha subito una prima frattura risulta essere molto più esposto a successive nuove fratture
  • Densitometria ed età: Un individuo con una bassa BMD e in età avanzata è più soggetto a fratture.

A livello diagnostico è utile ricordare l’importanza della tecnica della Vertebral Fracture Assessment (VFA). Questa metodica è un pratico strumento per individuare efficacemente le fratture subcliniche e fornire allo stesso tempo una valutazione basale del paziente prima del trattamento. Essendo inoltre eseguita durante la DXA, aiuta a ridurre il numero delle esposizioni alle radiazioni da parte del paziente, consentendo quindi di conciliare un grande potere diagnostico al rispetto dei criteri di sicurezza per il paziente che esegue l’esame.

Il tema del Fracture Liaison Service è stato approfondito anche in un’altra sessione del Congresso.

 

Fonte: Convegno BoneHealth 6 marzo 2021