Nei pazienti affetti da patologie che portano a fragilità ossea, come l’osteoporosi, la malattia è spesso silente e si manifesta solo tramite l’evento fratturativo. Come illustrato Sara Cassibba, specialista ambulatoriale dell’UO di Endocrinologia e Diabetologia dell’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo, durante il suo intervento al convegno di BoneHealth del 06 marzo scorso, un mancato trattamento delle fratture porta ad un peso considerevole tanto al paziente quanto al sistema sanitario nazionale.

In questo contesto, il lavoro del Fracture Liaison Service potrebbe aiutare ad individuare prontamente quei pazienti che necessitano di un trattamento specifico per la loro fragilità ossea, aiutando a migliorare la loro qualità di vita e alleggerendo il peso finanziario che comporta la gestione di questa tipologia di pazienti.

Le fratture al femore: costi umani e finanziari

Le fratture dovute a fragilità ossea sono infatti quelle che hanno un maggiore impatto tanto sulla salute del paziente, sia dal punto di vista fisico che psicologico. Un paziente con osteoporosi che ha subito una frattura al femore ha infatti una maggiore mortalità nel periodo immediatamente successivo all’evento (circa il 20% in più ad un anno dalla frattura) e presenta una perdita di autonomia nella deambulazione e nelle attività quotidiane (rispettivamente del 20% e del 40%).

La consapevolezza della perdita dell’autonomia e dell’aumentata fragilità porta l’individuo ad evitare tutte quelle abitudini che erano considerate sicure prima della frattura, portando quindi ad uno sconvolgimento dal punto di vista psicologico che si traduce in una diminuzione della socialità e della qualità della vita.

Non va ignorata neanche la pressione economica che viene esercitata da questo tipo di pazienti. Oltre ai costi immediati per l’ospedalizzazione del paziente con frattura al femore e alla sua successiva riabilitazione vanno infatti considerati anche quelli indiretti dovuti alla perdita di giorni lavorativi che il caregiver dovrà utilizzare per dedicarsi alla cura del paziente con osteoporosi.

In Italia si stima che su una media di 80.000 fratture diagnosticate ogni anno

  • i costi diretti ammontino a più di 1 miliardo (tra interventi, riabilitazione e pensioni di invalidità)
  • i costi indiretti si attestino a circa 1,7 miliardi.

Il ruolo fondamentale del Fracture Liaison Service

Secondo quanto riportato nella pubblicazione OsMED sull’utilizzo dei farmaci anti-osteoporosi utilizzati in Italia, appare chiaro come ci sia un gap tra la presenza di un problema reale e persistente come quello delle fratture femorali e vertebrali dovute a fragilità ossea e l’accesso ad una corretta terapia che possa migliorare lo stato di salute di questi pazienti.

In questo contesto si inserisce la figura del Fracture Liaison Service, solitamente rappresentato da un infermiere che si pone come intermediario tra il paziente e tutte le figure del team multidisciplinare coinvolte nel percorso terapeutico e soprattutto nella prevenzione secondaria della frattura da fragilità.

Il successo portato dall’inserimento di questa figura ha portato associazioni come la Fondazione Internazionale dell’Osteoporosi (International Osteoporosis Foundation, IOF) ad elaborare un programma che possa agire efficacemente nella prevenzione delle fratture da fragilità, nel cui il FLS possa ricoprire un ruolo fondamentale. Questo progetto è chiamato Capture the Fracture e permette al FLS di avere una serie di strumenti per ottimizzare le analisi preliminari e l’implementazione dei progetti di prevenzione.

Oltre a questa iniziativa, l’IOF ha anche diffuso degli indicatori che valutano l’ottimizzazione del lavoro svolto dal FLS. Questi criteri, chiamati Best Practice Framework (BPF), prendono in considerazione diversi parametri come la valutazione del paziente e della frattura, le cause secondarie di osteoporosi, la comunicazione tra gli specialisti del team multidisciplinare, il follow-up del paziente l’archiviazione dei dati nei database competenti.

Un nuovo approccio per la prevenzione delle fratture

È indubbio che il percorso per l’ottimizzazione del lavoro svolto dal FLS sia continuo e non privo di difficoltà, dovute sia all’aspetto clinico che alla struttura organizzativa del sistema sanitario. È tuttavia chiaro che questo nuovo promettente strumento si configura come l’opportunità più valida per il miglioramento delle pratiche di prevenzione delle fratture dovute a malattie come l’osteoporosi, andando a migliorare la prospettiva di vita del paziente e ad alleggerire la pressione sul sistema sanitario nazionale nel suo complesso.

Fonte: Congresso BoneHealth 6 marzo 2021