Esistono specifiche linee guida per la valutazione della corretta postura

La posturologia è la scienza dell’equilibrio umano e di tutte le condizioni fisiologiche che lo rendono possibile. Su questa scienza, ancora non riconosciuta ufficialmente in Italia, si è concentrato un documento emesso dal Ministero della Salute: “Linee guida nazionali sulla classificazione, inquadramento e misurazione della postura e delle relative disfunzioni”.

Si parla, come sempre più spesso accade, di un approccio multidisciplinare che vede coinvolti tanto specialisti della riabilitazione, tra cui il fisiatra, l’ortopedico e il fisioterapista, quanto professioni mediche differenti, come l’oculista, l’ortodontista e l’otorino. Fanno parte dei professionisti interessati anche il posturologo, sebbene non sia ancora una figura riconosciuta, e il podologo. L’intento del documento è definire dei percorsi di presa in carico dei pazienti con disfunzioni posturali che siano omogenei, ben codificati e basati sulle migliori evidenze scientifiche. E il primo step è stato definire appunto come individuare i soggetti con tali disfunzioni.

Esiste una postura standard?

Il primo punto preso in considerazione dalle linee guida è la postura ideale che si dovrebbe avere, in quanto è quella che permette “la massima efficacia del gesto in assenza di dolore e la massima economia energetica: tutte le forze che agiscono sul corpo sono bilanciate e, quindi, lo stesso rimane nella posizione di equilibrio statico oppure è in grado di eseguire, in equilibrio dinamico, un movimento finalizzato”.

Che cosa significa, in pratica? Ecco una descrizione schematica della postura standard: la testa “eretta in posizione ben equilibrata con il piano occipitale parallelo al pavimento e il piano bipupillare parallelo all’orizzonte, in modo che sia minima la tensione a carico dei muscoli del collo; la colonna vertebrale presenta curve fisiologiche; le ossa degli arti inferiori hanno un allineamento ideale per il sostegno del peso; il torace e la regione dorsale si trovano in una posizione che favorisce la funzione ottimale degli organi della respirazione; la posizione “neutra” del bacino suggerisce il buon allineamento dell’addome, del tronco e degli arti inferiori”.

Quella riportata come corretta postura ideale è puramente teorica, perché nessun individuo è perfettamente simmetrico e bilanciato. Inoltre non tutti gli scostamenti dalla postura ideale determinano carichi funzionali che a lungo andare sfociare in una patologia. Nella pratica quotidiana si debba sempre tenere in considerazione chi si ha davanti, il suo contesto, cosa ci riferisce e cosa viene evidenziato dal professionista in fase di valutazione e in fase di trattamento.

Le conseguenze di una postura scorretta

Le principali patologie che si possono sviluppare a seguito di una postura scorretta sono quadri clinici derivanti da carichi statici applicati a livello del tratto cervicale, dei cingoli scapolari e del rachide lombare. Si tratta di condizioni rappresentate da dolore localizzato non solo a livello della colonna ma talora irradiato, per esempio in forma di cefalea o emicrania. Sono casi frequenti essendo tipicamente legati a situazioni lavorative comuni, come quelle d’ufficio in cui si deve stare seduti a lungo in posizioni non corrette.

La collaborazione con il posturologo può essere utile per sistemare le disfunzioni posturali sul nascere, cioè nell’adolescenza. Tali posture scorrette nell’adolescente non danno grandi conseguenze, ma diventano un bagaglio con cui il soggetto cresce, diventa adulto e anziano. Ed è proprio in queste due fasi della vita che si originano le patologie: le curve della colonna si accentuano e una lordosi lombare o una cifosi dorsale diventano dolorose e possono portare a un sovraccarico dei dischi intervertebrali, con degenerazione degli stessi. A questa situazione se ne possono aggiungere altre in età avanzata. Per esempio, problematiche all’anca incidono parecchio sulla postura della persona.

Un approccio multidisciplinare all postura

In una delle Raccomandazioni incluse nelle linee guida del Ministero si legge: “un’alterazione recettoriale, può determinare disallineamenti e disturbi posturali. I comuni trattamenti (es. antinfiammatori, kinesiterapia) non sono sufficienti poiché hanno effetto terapeutico sulle conseguenze e non sulle cause. Tali terapie possono apportare benefici sintomatici temporanei. Solo il trattamento delle cause del disturbo posturale legato alla alterazione recettoriale potrebbe essere risolutivo. Pertanto, l’esame clinico di un disturbo posturale deve prevedere la valutazione del funzionamento corretto dei recettori a livello dell’occhio, orecchio, apparato stomatognatico, vertebrale, piede-caviglia, e apparato cutaneo”.

È fondamentale ricordare come le informazioni visive, vestibolari e propriocettive, derivanti soprattutto dal tratto cervicale, siano integrate tra di loro e che si rende quindi necessario valutare più sistemi, per ricavare il maggior numero di informazioni.

Occorre fare cultura perché ancora oggi non tutti gli specialisti sono a conoscenza di questa stretta relazione tra postura e accessi sensoriali. 

Come lavorare sulla postura

E’ necessario sapere che lavoro fa quel paziente o che attività svolge nel suo tempo libero, in modo da scegliere il miglior approccio riabilitativo. Se necessario si possono mettere in atto esercizi di Riabilitazione Posturale Globale (RPG) oppure esercizi mirati a rafforzare il legame tra la vista e la propriocezione. Alle volte sono utili esercizi di allungamento muscolare o di terapia manuale, che permettono di alleviare il dolore nelle zone dove questo è importante, banalmente mobilizzando i segmenti corporei in un arco di movimento non doloroso e favorendo la circolazione periferica».

Altri specialisti, come il podologo, possono intervenire per migliorare il carico della persona a livello del piede-caviglia. In questo modo il paziente viene visto davvero a 360° e l’intervento può essere più mirato sulle sue necessità.ì 

Odontoiatria e postura

L’appoggio dentale (occlusione) incide molto sulla colonna. Lo dimostra il fatto che chi si occupa di patologie della colonna sta ben attento a valutare l’impatto di un apparecchio per la correzione dentale in un soggetto scoliotico. Spesso occorre chiedere ai professionisti di correggere meno di quello che dovrebbero, perché una spinta eccessiva dell’apparecchio, e quindi un cambiamento considerevole della bocca, possono portare a forti peggioramenti della scoliosi.

Anche in questo caso, poter collaborare con un posturologo qualificato potrebbe essere utile, perché questo specialista è in grado di individuare gli effetti che un apparecchio piuttosto che un altro potrebbero avere sulla colonna del soggetto.