Gli effetti a lungo termine sul trattamento con Denosumab, un anticorpo monoclonale che ha come target RANKL (il ligando del recettore attivatore del fattore nucleare κ-B), nei pazienti affetti da Malattia Cronica del Rene (Chronic Kidney Disease, CKD) non sono attualmente noti. Lo studio del gruppo di Broadwell ha dimostrato che in questi pazienti l’utilizzo di Denosumab mostra livelli di sicurezza ed efficacia simili a quelli della popolazione sana.

La popolazione dello studio

Nel corso dello studio sono stati presi in esame i dati di sicurezza ed efficacia di pazienti con CKD lieve o moderata e che erano stati arruolati prima nello studio FREEDOM (della durata di 3 anni) e poi nello studio estensivo (della durata di 7 anni). Tutti i pazienti presentavano un T-score della Densità Minerale Ossea (Bone Mineral Density, BMD) tra -2,5 e -4,0 nell’anca o nella colonna lombare e sono stati trattati con 60 mg di Denosumab ogni 6 mesi.

 

Denosumab risulta efficace…

I risultati dello studio mostrano un interessante livello di efficacia sia nelle donne con un’attività renale normale che in quelle con CKD lieve o moderata. È infatti emerso che la somministrazione di Denosumab portava ad un incremento del BMD e ad una diminuzione del rischio di fratture sia nei 3 anni dello studio FREEDOM che nel successivo periodo esaminato.

Da notare che l’incremento della BMD è risultato essere superiore a quello che viene raggiunto tramite l’assunzione di bisfosfati, classe di farmaci normalmente utilizzati per prevenire il rischio di fratture in donne affette da osteoporosi post-menopausa. Inoltre, il mancato metabolismo di Denosumab per via renale potrebbe rappresentare un’interessante alternativa proprio per i pazienti con disfunzione renale.

È infine molto importate evidenziare che Denosumab non necessita di un adeguamento della dose somministrata, in quanto proprio per questa sua caratteristica non ha un impatto sulla funzione renale e non viene eliminata durante le sessioni di dialisi.

 

… e con un profilo di sicurezza notevole

Solitamente, qualunque trattamento che vada a colpire l’eccessivo riassorbimento osseo scatenato dall’osteoporosi può ridurre i livelli di calcio nel flusso sanguigno. Essendo l’ipocalcemia un effetto avverso ben noto e che può colpire i pazienti in cura con Denosumab, viene spesso prescritta l’assunzione di calcio e vitamina D per contrastare questa evenienza, anche se spesso ciò non è sufficiente a debellare questa controindicazione.

Nello studio post-hoc, come di consueto, è stata prescritta l’assunzione di vitamina D e calcio e si è notato come, nonostante il trattamento, solo l’1% dei pazienti arruolati ha sviluppato ipocalcemia e solo un paziente ha mostrato segni di una versione grave di questo quadro clinico.

Fonte: Broadwell A, Chines A, Ebeling PR, Franek E, Huang S, Smith S, Kendler D, Messina O, Miller PD. Denosumab Safety and Efficacy Among Participants in the FREEDOM Extension Study With Mild to Moderate Chronic Kidney Disease. J Clin Endocrinol Metab. 2021 Jan 23;106(2):397-409. doi: 10.1210/clinem/dgaa851. PMID: 33211870; PMCID: PMC7823314.